Trieste selvatica

Trieste città delle regate, dei caffè, dei cieli mitteleuropei, di Saba, di Svevo, di Joyce, della più grande piazza d’Europa affacciata sul mare. Trieste di vicoli bui e di popolo. E poi il Carso: un labirinto di sassi, sterpaglie, doline, foibe, trincee che scendono giù fino al centro. Un confine attraversa le case, crea fronti annullati dalla bora: non un vento, ma il re dei venti, l’Attila che irrompe da nordest sfasciando tutto quel che incontra. Ci sono boscaglie e foreste sconfinate a pochi minuti, luoghi della storia e del dolore in cui si è combattuto, oggi rifugio per vagabondi e viandanti senza bandiera. Il selvatico batte alle porte del centro apparentemente ordinato, emerge perfino dalle acque che bagnano quello che fu il porto imperiale. È questo il fascino inconfondibile di Trieste.