La guerra non ha un volto di donna. Da Caterina Percoto a Svjatlana Aleksievič

a cura del Premio Letterario Nazionale Caterina Percoto

Sono stata definita scrittrice delle catastrofi, ma non è vero: io cerco continuamente parole d’amore. L’odio non ci salverà. Solo l’amore. È la mia speranza”. La scrittrice Svjatlana Aleksievič, nel suo discorso per il Nobel, ha descritto la solitudine di chi sfida la possibilità di raccontare la guerra. Caterina Percoto questa sfida l’aveva vinta. Ripercorrere il filo che lega due scrittrici lontane – dal Friuli dell’Ottocento all’Ucraina di oggi – è esercizio meno ardito di quanto sembri. Entrambe dotate dell’«amoroso tocco», Aleksevič si è formata alla letteratura attraverso il giornalismo, elaborando una sorta di ‘racconto documentario’, una formula tutta in germe nella scrittrice friulana, che affronta la crudeltà della guerra attraverso le lacerazioni che provoca nei vincoli affettivi e di sangue.