Distar cotanto, quanto si discorda. Dante. La mirabile visione

SPETTACOLO
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Filosofia d’amore, speculazione teologica, analisi politica, viaggio reale e metaforico, esilio rabbioso, accento di parola e inquietudine dell’andare. La distanza è di per sé una condizione straniante, di chi percepisce il mondo e le cose camminando lungo il bordo, tra l’anelito del volo e la vertigine della caduta, nell’incommensurabile lontananza da ogni possibile centro. L’opera di Dante è innervata da questa percezione, tanto che essa diventa quasi un paradigma del suo stesso peregrinare. Come in uno specchio che volutamente gioca con la deformazione anarchica piuttosto che con l’accademica riflessione, lo spettacolo allude a questi nodi, con particolare attenzione al cortocircuito che si genera ogni volta che si mette a confronto il pensiero del Poeta con il nostro quotidiano cercare, anch’esso attraversato da inquietudini che talvolta si fanno canto e musica, altre volte ribellante blasfemia. Saranno le intersezioni, più dissonanti che convergenti, tra il Millennio medievale e il nostro tempo a suggerire il confronto tra la parola di Dante e le glosse sghembe scarabocchiate a margine dalla voce di Angelo Floramo. A tenere tutto insieme, i sentieri sonori tracciati da Paolo Forte, che nella sua fisarmonica imprigiona tutta l’armonia delle sfere celesti.