Specchi. Gaza e noi

  • 04 maggio 2026
  • 21.00
  • Chiesa San Francesco

DIALOGO TEATRALE IN FORMA DI STUDIO 
di PAOLA CARIDITOMASO MONTANARI
con la partecipazione di NABIL BEY SALAMEH
scenografie da immagini di Marco Sauro
musiche di Nabil Bey Salameh

le poesie recitate da Nabil Bey Salameh sono tratte da Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza
a cura di A. Bocchinfuso, M. Soldaini, L. Tosti, Fazi Editore, 2025

produzione Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Specchi è un dialogo teatrale tra due persone. Una, Paola Caridi, che conosce dall’interno e per una lunga esperienza la vicenda dell’oppressione del popolo palestinese. E un’altra, Tomaso Montanari, che invece non se ne è mai occupata specificamente. Le loro voci si intrecciano formando un filo che aiuti a non smarrirci, in questo buio. A farli incontrare è stata l’enormità di un evento spartiacque: un genocidio pianificato, compiuto e ancora in corso sulle sponde del Mediterraneo. Il mare ‘nostro’, e mare ‘loro’. Alla retorica coloniale e razzista del ‘noi’ e ‘loro’ si oppone il sentimento dello specchio: le loro vite valgono quanto le nostre, la loro storia è la nostra storia, il loro dolore ci riguarda. 

Specchi è un dialogo sul male, sulla cura, sul senso profondo di ciò che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Perché Gaza è il luogo del male senza limite, della dissoluzione dell’Europa, della bancarotta morale occidentale: ma è anche il luogo in cui è possibile ritrovare la nostra umanità, la nostra responsabilità politica, e forse perfino le tracce di Dio. Gaza è il nostro specchio: uno specchio che incute paura e che ci incolpa: ma anche uno specchio che può liberarci. Gaza è la pietra di scarto su cui si costruiscono incontri e riconoscimenti, fili necessari per costruire una umanità e una politica rinnovate. La musica e la voce di Nabil Bey Salameh legano al discorso italiano i suoni e lo spirito della Palestina. Le immagini di Marco Sauro, che con i suoi disegni ha accompagnato la campagna di “Ultimo Giorno di Gaza”, ne costruiscono l’essenzialissima scena. Gaza è, per questo, la pietra di scarto su cui si costruiscono incontri e riconoscimenti, fili necessari per costruire una umanità e una politica rinnovate.

“Non dimenticare un solo nome”, l’Elegia per i sudari di Gaza, pronunciata da Paola Caridi a vicino/lontano 2025, ha ispirato la realizzazione di un enorme telo bianco: un unico, immenso sudario lungo 25 metri e largo 7. Ci sono impressi i nomi, scritti a mano uno a uno, di 18.457 bambine e bambini uccisi a Gaza dai bombardamenti e dai droni israeliani. Per iniziativa di Carnia per la Pace, una folla di persone si sono riunite a Tolmezzo per comporre questo sudario collettivo, che dal maggio scorso sta percorrendo l’Italia.  È un memoriale itinerante che ora viene esposto in San Francesco per ricordare, ancora una volta, che dietro ciascuno dei numeri delle vittime del genocidio di Gaza c’è un nome da ricordare, una storia interrotta, una vita cancellata.


PAOLA CARIDI Si occupa da oltre vent’anni di storia politica contemporanea del mondo arabo. È stata corrispondente dal Cairo per Lettera22, associazione di cui è fondatrice e presidente. Ha vissuto e lavorato a Gerusalemme, collaborando con alcune dellemaggiori testate italiane. Con Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo ha inventato e promosso “Ultimo giorno di Gaza”. Per Feltrinelli ha pubblicato: Gerusalemme senza Dio (2022), Hamas (2023 nuova edizione), Il gelso di Gerusalemme (2024), SudariElegia per Gaza (2026).

TOMASO MONTANARI Storico dell’arte, saggista e intellettuale tra i più influenti in Italia. Professore ordinario di Storia dell’arte moderna, è rettore dell’Università per Stranieri di Siena. I suoi studi si concentrano sull’arte del Seicento e sul patrimonio culturale, temi che da sempre intreccia con l’impegno civile e politico. Con Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli e altri ha inventato e promosso “Ultimo giorno di Gaza”. Tra i suoi ultimi libri, per Einaudi: Se amore guarda (2023), La terza ora d’arte(2024), Libera università (2025); per Feltrinelli: Per Gaza (disegni di Marco Sauro 2025), La continuità del male (2026). 

NABIL BEY SALAMEH Cantautore, etnomusicologo, giornalista e scrittore. Nasce a Tripoli, in Libano, da genitori palestinesi originari di Jaffa, costretti all’esilio durante la Nakba del 1948. Negli anni Ottanta fonda il gruppo Al Darawish e nel 1997 i Radiodervish. Dal 1998 al 2007 è corrispondente in Italia per l’emittente televisiva Al Jazeera Arabic. Oggi insegna Etnomusicologia presso il Conservatorio di Lecce e Monopoli.