Premio Terzani 2018


La motivazione della Giuria

Un mondo occidentale distratto, inerte, per anni ha guardato senza vedere i morti e le macerie siriane. Domenico Quirico, cronista in quel paese, si è accorto invece che “l’alchimia delle sue parole” non riusciva più a trasmettere quel caos barbaro e impunito. Nelle pagine di “Succede ad Aleppo” mette da parte i termini enfatici, dirompenti, che nei racconti di guerra tradizionalmente sembrano voler competere con il rumore delle bombe e il colore del sangue. Nonostante le lunghe esperienze nelle periferie disperate del mondo l’occhio dell’autore non conosce quella patina insidiosa, grigiastra, di chi ha già visto tutto e conosce già il peggio.

Quirico ha scritto che è facile amare un paese, ma ben più faticoso amare il suo popolo. Bisogna condividere con lui fame, sudore, stanchezza, paura, per guadagnare il diritto di raccontare. Nell’epoca in cui milioni di persone si accaniscono su una tastiera per commentare notizie sfacciatamente bugiarde o per inseguire esili promesse virtuali questo libro percorre un itinerario faticoso, inesplorato. Nella città bombardata l’autore incontra un bambino solo e taciturno che raccoglie acqua in un secchio. In alto un elicottero. “Vidi il bambino, fantasticamente avvolto di rosso e di nero, sollevarsi, ribaltarsi, sparire, in una miscela bianca e rossa”. Per questi inediti, teneri necrologi di guerra, per questa scrittura eretica di fronte alla carneficina siriana e alla indifferenza della opinione pubblica, la giuria affida a “Succede ad Aleppo” il premio Terzani 2018.

 

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