Istituire la vita

Perché le nostre istituzioni ci sembrano spesso così lontane dai cittadini, dalle loro esigenze, dalla vita reale? Sono condannate a rimanere confinate nell’autoreferenzialità? Educare, curare, governare non sono attività standardizzabili, assimilabili a quelle di una macchina impersonale, ma si interfacciano costantemente con l’imprevedibilità e l’eccedenza della vita, soprattutto nei suoi passaggi dolorosi come la malattia, il disagio, la violenza. Avvicinarsi a questa anima inquieta, al corpo pulsante della comunità non è possibile se si muove da strategie predefinite e da azioni pianificate all’interno di più o meno improbabili cabine di regia. Occorre invece ‘entrare nel rischio’ e dare ospitalità, mettendosi in ascolto. C’è bisogno, insomma, che le istituzioni diventino il vero e proprio genius loci di un territorio e della comunità che lo abita, aperto e sollecito nei confronti delle energie vitali che vi circolano.