Cerco un centro di gravità permanente: pandemia, scienza, società

in collaborazione con Istituto di Genomica applicata
con il sostegno di Farmacia Antonio Colutta

Mai come in occasione della pandemia i cittadini si sono rivolti alla scienza per avere certezze su presente e futuro. Ma la scienza non vive di certezze, vive di evidenze scientifiche che vengono continuamente aggiornate sulla base dei risultati della ricerca, e cambiare idea non è certamente un segno di fallimento. Come si sono confrontate queste due visioni, una in cerca di verità assolute, l’altra fatta di verità relative o quanto meno in divenire, comunque basate sul sapere del momento? Come è stato mediato il rapporto fra le due comunità da parte dei comunicatori di professione e quale è stato in tutto ciò il ruolo della politica? E se ci sono stati errori, a cosa sono dovuti questi errori? Al fatto che siamo davvero un popolo scientificamente analfabeta? O al fatto che gli scienziati non sono abituati a comunicare con il pubblico? O al fatto che i giornalisti non sono abituati a comunicare la scienza? Dall’esperienza della pandemia si deve però ripartire per pensare a un nuovo patto tra scienza e società, che aumenti la confidenza dei cittadini con la ricerca scientifica e li coinvolga nei processi decisionali e induca a nuove strategie di comunicazione che, oltre a ricucire la frattura tra scienziati e società, possano avere come effetto anche quello di spuntare le armi alle teorie complottistiche.

a seguire

PROIEZIONE
ELENA CATTANEO dialoga con MICHELE MORGANTE

Da vicino/lontano ON 2021, riproponiamo l’intervista trasmessa lo scorso 7 giugno a una delle scienziate italiane più autorevoli a livello internazionale. Una riflessione sul rapporto nuovo, e in parte contraddittorio, che si è creato, durante la pandemia, tra i cittadini e il sapere scientifico.