Mercoledì 04 Maggio
Ore 18.00 — Visionario — Ingresso Gratuito

Una goccia di splendore. Gli “ultimi” da padre David Maria Turoldo a Fabrizio De André

Inaugurazione mostra fotografica

di Luca A. d’Agostino
fino al 22 maggio
Ingresso libero negli orari della programmazione cinematografica
“…per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità.”
Smisurata Preghiera
(Fabrizio De André – Ivano Fossati, Anime Salve,  1996)
C’è una povera in via Ciovasso
che non può più camminare,
e dorme entro i giornali
nessuno di quelli che stanno
di sopra
ha tempo di scendere e salutare.
Per lei è di troppo
un po’ di scatole per guanciale
e stare
nel cuore di Milano.
(da Io non ho mani, padre David Maria Turoldo)
Perché una mostra fotografica su Faber e David Maria Turoldo? Perché affiancare immagini di premi Nobel per la Pace, preti di frontiera, sacerdoti da marciapiede, anarchici e illustri pensatori? Perché affiancarli agli “ultimi” di India e Jamaica, che sono solo la prefigurazione di quelli che presto saranno i nuovi “ultimi” di questa nostra società occidentale – i cassintegrati, i disoccupati, i manager falliti? Contro le ondate di xenofobia e di razzismo alimentate dai mercanti di odio, l’autore, appassionato seguace di Fabrizio De André, sente il dovere di raccogliere e trasmettere, con i suoi mezzi, un messaggio di solidarietà e amore rivolto ai più deboli, ai malati, ai dimenticati, agli “ultimi” , per donar loro, e a tutti noi,  “una goccia di splendore, di umanità”.

Nell’ambito della mostra viene esposto anche

One Light

Progetto fotografico di Francesco Fratto
Il progetto nasce dall’intenzione di invitare lo spettatore a riflettere senza preconcetti sul fenomeno dell’immigrazione, a partire dai protagonisti di un centro di accoglienza provvisorio, divenuto un esempio costruttivo di integrazione e umanità, grazie alla solidarietà e alla passione di un gruppo di comuni cittadini e di volontari. I ritratti sono stati scattati la sera prima che questa eterogenea “comunità” multietnica fosse divisa e trasferita verso altre destinazioni.