Grazie e arrivederci al 2027
Alla fine dei festival non resta mai il silenzio. Restano le parole.
Quelle ascoltate distrattamente seduti in fondo a una sala. Quelle che hanno attraversato il petto come un colpo lieve. Quelle che continueranno a tornare, mesi dopo, in una notte qualunque.
Restano le città quando smettono di essere soltanto città. Quando diventano rifugio, domanda, visione. Quando migliaia di persone sconosciute si riconoscono nello stesso bisogno ostinato di capire il mondo senza smettere di cercare umanità dentro le sue ferite.
Per qualche giorno Udine ha respirato più lentamente. Ha acceso luci dentro teatri, librerie, piazze e coscienze. Ha raccolto storie arrivate da lontano e le ha fatte sedere accanto alle nostre paure, alle nostre speranze, alle cose che non riusciamo più a dirci.
E allora vicino/lontano finisce soltanto nel calendario. Perché tutto il resto continua.
Continua negli occhi pieni di chi usciva in silenzio dopo un incontro. Nel rumore degli applausi che sembravano un modo per dirsi “siamo ancora qui”. Nella bellezza fragile e potentissima di persone che scelgono ancora di incontrarsi attorno alle idee, alla cultura, alla libertà.
In un tempo che divide, questo festival continua a fare una cosa rivoluzionaria: avvicinare.
Grazie a chi c’era. Grazie a chi ha portato il proprio tempo, il proprio ascolto, la propria inquietudine. Grazie a chi c’è sempre stato.
Ci sono giorni che passano. E poi ci sono giorni che restano dentro come certe luci accese nelle case viste da un treno nella notte.
Un altro respiro, ancora.
Già vi aspettiamo a vicino/lontano 2027, dal 6 al 9 maggio!