Piazzetta del Lionello

Via Nicolò Lionello, Udine

Percorrendo Via Rialto, che un tempo formava l’antica “Villa Udin” da cui deriva il nome della città, si giunge alla piccola piazza Lionello, su cui si affaccia il palazzo municipale, realizzato tra il 1910 ed il 1932 dall’architetto Raimondo D’Aronco.

L’edificio, in stile liberty, è stato interamente costruito in pietra d’Istria ed è il capolavoro del grande architetto friulano. In piazza del Lionello è possibile ammirarne la facciata principale, ricca di decorazioni, ma al contempo severa e istituzionale. Fino al XIX secolo, un altro edificio fungeva da Palazzo comunale, più piccolo, era denominato Palazzo degli Uffici e sorgeva alle spalle della Loggia del Lionello: era stato infatti progettato nel XVI secolo per ampliare gli esigui spazi sopra la loggia stessa.

Con la sistemazione post-unitaria di Via Cavour, sorse l’esigenza di adattare gli spazi dell’edificio comunale alle nuove esigenze politiche e di rappresentanza. Il primo progetto di Raimondo d’Aronco risale al 1888. Un secondo progetto fu presentato nel 1909, mentre nel 1910 vennero proposte altre due soluzioni, tra le quali ne fu scelta una.

I lavori iniziarono l’anno seguente, interrotti per la guerra, gli esterni terminarono nel 1925 mentre le finiture interne furono ultimate negli anni ’30. La parte esterna del palazzo è caratterizzata da ampi colonnati a volta, i muri sono in pietra d’Istria con alcuni stemmi che esaltano le arti come la retorica e il teatro.

La decorazione liberty comprende 17 statue marmoree, alte 2,5 metri, opera dello scultore Aurelio Mistruzzi: le statue sono l’allegoria di varie arti e mestieri. Le maestose cancellate di ferro battuto che chiudono l’androne di ingresso sono state disegnate da Alberto Calligaris. Le chiavi di volta degli archi sono scolpite ad altorilievo con rappresentazioni delle attività cittadine e con simboli che si rifanno alla romanità. Infatti, mentre la costruzione veniva ultimata, il progetto scultoreo dovette essere adattato alle nuove direttive politiche sull’arte e l’architettura imposte dal regime fascista.