Emergenza immigrazione. Con quali diritti?

Sulle coste meridionali del nostro continente arrivano uomini, donne, bambini che si lasciano alle spalle paesi in fiamme, dittature, genocidi, carestie, guerre e persecuzioni. Ma l’Europa è una “fortezza” spesso irraggiungibile. Le persone in cerca di scampo si mettono nelle mani di trasportatori prezzolati, esponendosi a nuovi rischi e soprusi di ogni genere. Incapace di disegnare una politica comune, l’UE si affida alle agenzie Frontex o Europol, di fatto abdicando alla missione che si  era  data col Trattato di Lisbona e con la Carta dei diritti. La cronaca di tutti i giorni alimenta antiche inquietudini e paure.  Chi sono questi stranieri? Portano criminalità? Terrorismo? Malattie? Ci rubano il lavoro? Ottengono dal “nostro” stato sociale più vantaggi di “noi”? Oltre all’emergenza umanitaria, dobbiamo ora affrontare la “nostra” emergenza, che è culturale e di civiltà giuridica: le  migrazioni internazionali pongono infatti sfide inedite alla convivenza sociale e ci obbligano a ridefinire chi sono i nostri simili, a decidere chi intendiamo riconoscere come concittadini, a interrogarci sul rapporto tra la nostra convenienza economica e la marginalità esistenziale e giuridica degli ultimi arrivati.